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il Libro Rosso di Jung

giugno 29, 2010 anima, letteratura 6 commenti

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Carl Gustav Jung lavorò al Libro rosso dal 1913 al 1930 e ancora in tardissima età lo definì l’opera sua capitale. L’opera in cui aveva deposto il nucleo vitale e di pensiero della sua futura attività scientifica. Eppure non volle mai autorizzarne la pubblicazione, e dopo di lui anche gli eredi si attennero alla consegna. Così solo oggi, a ottant’anni dalla sua conclusione e a mezzo secolo dalla morte del suo autore, questo testo straordinario esce dal caveau della banca svizzera in cui era conservato.

Il Libro rosso è il libro segreto di Jung, scrigno privato di un’anima che lì si cela nella sua nudità, e che un comprensibile pudore ha inteso proteggere da sguardi curiosi, e si situa al centro di una straordinaria sperimentazione artistica e psicologica che ne fa un unicum nel panorama novecentesco. Quella che Jung chiamerà più tardi «immaginazione attiva» e che fu ampiamente utilizzata in questo volume, è appunto lo strumento inedito di cui egli si servì, nel corso della sua discesa agli inferi, per suscitare i contenuti archetipici della psiche e oggettivarli attraverso il dialogo interiore, la scrittura, la pittura, la scultura.

Il Libro rosso è a tutti gli effetti un libro d’arte di superiore qualità, e volutamente prezioso: perché messo al servizio di un progetto esistenziale il cui scopo è il compimento del proprio mito personale, la rappresentazione simbolica di un significato esistenziale che è e deve rimanere segreto, l’automanifestazione della Vita dentro una vita.

«È importante – scrive Jung – avere un segreto, una premonizione di cose sconosciute. L’uomo deve sentire che vive in un mondo che, per certi aspetti, è misterioso; che in esso avvengono e si sperimentano cose che restano inesplicabili. Solo allora la vita è completa.»

Oggi come 53 anni fa…

Oggi come 53 anni fa…

Tutto cambia…”, “tutto sta cambiando…”, “tutti stiamo andando verso qualcosa di diverso…” Queste sono le frasi tormentone del momento, che sempre più spesso svolazzano nell’aria come esuli rondoni in cerca di qualche grondaia arrugginita. C’è uno strano fervore da qualche anno a questa parte e sarebbe interessante analizzarne i contenuti con maggior dettaglio, anche se, dentro di me, qualcosa mi suggerisce una certa puzza di bruciato. Sia bene inteso, io sarei il primo a confidare in un cambiamento coscienziale in positivo della umana progenie, ma osservandomi attorno avverto invece l’odore stantio della grande beffa. “Ognuno vede ciò che vuole vedere”, è il rimprovero che  mi sento rivolgere più spesso, ma se è vero per me… … continua la lettura

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