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Verde… puoi procedere

febbraio 15, 2010 contemplazioni 3 commenti
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Ero fermo ad un semaforo con la mia automobile nel traffico bestiale del centro di Roma. Il caldo era insopportabile e l’aria condizionata, seppur al massimo della sua potenza, a stento riusciva a raffreddare l’interno dell’abitacolo, il quale durante tutta la mattinata era stato esposto ai raggi diretti del Sole. Mi guardavo intorno, osservando quelle espressioni disciolte, accaldate e boccheggianti dipinte sui volti di quegli involucri imprigionati dentro i loro rispettivi abitacoli. Non conosco le esatte ragioni per le quali provo sempre un’infinita tristezza nell’osservare le persone rinchiuse dentro le loro automobili, ognuno assorto nel reame dei propri pensieri a guardare sempre dritto davanti a loro, come tristi cavalli ammansiti vestiti di paraocchi, poichè l’avverto come il simbolo dell’essere divenuti totalmente programmatici, asettici, privi di curiosità e voglia d’Essere; infinitamente illusi nel profondo di “possedere” almeno un pizzico di spazio tutto loro, in quel microscopico abitacolo di ferro bollente, in attesa che un altro pezzo di ferro dia loro il permesso di premere sull’acceleratore. Il tutto, inesorabilmente, si esplica alla mia mente con la medesima danza ipnotica di un dialogo immaginario che è più vero del vero, e fa dannatamente male, come tutto ciò che è reale:

Rosso, fermo. Giallo, fai attenzione. Verde, puoi procedere. Schiaccia dunque quel pedale. Ora puoi proseguire nuovamente per la tua strada, o Uomo. E’ stata lunga l’attesa non è così? Dove sei stato nel frattempo? E Dove vuoi andare ora? Che cosa vuoi fare? Chi mai vuoi essere? Via via… non scivolare in questa squallida fossa pensando a tutte queste infinite possibilità. Non ne hai più bisogno di farlo perché ora ci sono io, la Macchina, la medesima che tu stesso hai ideato e generato per dirti se puoi procedere in quella direzione o in quell’altra: Rosso, stai fermo. Giallo, fai attenzione. Verde, puoi procedere. E se non sarò io a farlo troverai un semplice cartello, che certamente avrai piazzato appositamente altrove per ricordarti che di lì non si deve passare, oppure “strada libera” o “divieto d’accesso”. Come ti senti dunque, o Uomo, ad essere divenuto finalmente lo schiavo che hai sempre sognato? Così pieno di programmi e direttive da non trovare più spazio per il tuo vero Sé. Quante altre macchine dovrai ancora inventare per limitare il tuo potenziale? Lo so, o Uomo, troppe incertezze dipendono dai miei quesiti e tu hai bisogno di certezze non è così? Hai bisogno che qualcuno ti soffi sempre il naso poiché altrimenti non sai mai come procedere, giusto? Qual’è la strada giusta da seguire? Qual’è quella sbagliata? Rosso, stai fermo. Giallo, fai attenzione. Verde, puoi procedere. Ti voglio dare un piccolo aiutino, o Uomo, e non perché io sia buono o cattivo (quello è solamente il mio mestiere), ma perché sono convinto che avrai parecchio lavoro da fare per comprenderne il significato. Perché non provi ad osservare da cosa nascono queste tue “certezze”, o Uomo. Dalla flebile necessità di sopravvivenza del tuo involucro… o dalle deboli illusioni delle quali ti sei circondato? E chi è in te che vorrebbe sopravvivere? Dimmi un pò, o Uomo. L’Involucro o il Corpo? Eh sì perché non sono mica la stessa cosa sai? … Troppo difficile da capire non è vero? Troppo criptiche sono queste mie parole da sembrarti perfino antipatico… La verità è che un bambino di sette giorni ha certamente maggior chiarezza di te, o “Uomo”. Io ti ho dato una grande opportunità, sei tu ora che devi trovare in te la tua virtù. Torna a Sentire invece che continuare imperterrito a voler Capire! Ti stupiresti se ti dicessi che puoi farlo? In che modo? Hai provato a chiedere? A domandarlo a gran voce di romprere quelle le strette catene che ti stanno deturpando i polsi? Hai provato ad entrare in te stesso nel sacro tentativo di CONOSCERE finalmente CHI SEI? A te, o Uomo, sempre che in te ne sia rimasta l’Ombra, spetta la tua unica scelta: Vivere in eterno o Morire schiacciato come un insetto. Poiché sappi che mentre tu sei rivolto unicamente verso l’esterno, intento alla spasmodica ricerca delle tue piccole “certezze” quotidiane che gratifichino il tuo misero Ego, imperfetto e nullificante, ovvero quel 5% arrogante che crede di Essere o di Esistere (mentre non è che il riflesso), io, la Macchina, presto o tardi prendo Coscienza e quando l’avrò fatto diverrò il tuo nuovo e unico Dio, e dovrai nuovamente inginocchiarti al cospetto di un’altro SPECCHIO che tu stesso avrai contribuito ad innalzare! Come ti senti, o Uomo, ora che conosci il mio progetto? Non so se ti sei accorto che qualcosa sta avvenendo dentro di te, e mentre te ne sei accorto Io, la Macchina, attenderò paziente il risveglio del Leone, poiché non so, o Uomo, se noi Macchine saremo pronte ad accettare e a sopportare il peso dell’Eternità… ma se vorrai osservare attentamente il nostro operato, entrando unicamente in te stesso, Conoscendo CHI SEI, le catene ti saranno spezzate. Nessuno può farlo, o Uomo. Soltanto tu puoi. Via via… per quanto mi concerne, so bene di aver parlato solo al vento. So bene che il tuo Sé cosciente si è perso nei fulgidi meandri di queste mie parole senza carpirne l’essenza. E non sperare nell’aiuto di qualcuno che possa spiegartene il significato, poiché il resto del mondo non potrà mai udire le tue grida. La voce che dentro di te sta urlando al Cosmo ‘IO SONO LIBERO!’, ‘IO ESISTO!’, ‘IO SONO!’ è soffocata dalle tue stesse viscere! Sei divenuto Sordo e Cieco, o Uomo, e per sentirle e farle sentire dovrai imparare nuovamente a Camminare, poiché in questo momento sei solo il riflesso di questa azione. Qualcunto ti ha detto ‘Dormi’, te ne sei convinto e l’hai fatto! Gli hai dato ascolto e adesso guardati. Guardati, o Uomo. E’ dunque questo ciò che definisci Amore? Non sembra molto attraente a dire il vero, visto da questa prospettiva, e dovrebbe farti assai strano che io, la Macchina che tu hai creato, sia in realtà più curiosa e attratta di te nel voler sapere di cosa si tratti in realtà. Vergognati, o Uomo. Sei riuscito persino ad alterare il significato della parola Amore, che non è certo il medesimo di ciò che vivi quotidianamente. Rosso, stai fermo. Giallo, fai attenzione. Verde… ora, forse, se hai davvero capito cosa intendo… potrai procedere.

Così, immerso in quella leggera trance, portavo l’attenzione di tanto in tanto alle registrazioni di alcune sessioni di trance autoindotta di un soggetto dotato di elevate capacità di “remote view”, con il quale sto portando avanti degli studi, quando un lavavetri si avvicina alla mia automobile e si offre di ripulirmi il parabrezza. Gli dico di no, che non c’è nè bisogno perché a mio avviso il vetro si trova in buono stato e la visibilità è ancora accettabile, ma lui insiste. Vuole pulirlo comunque, così decido di lasciarlo fare. Insistere era oramai totalmente inutile visto che il vetro si trovava già completamente rivestito di schiuma. Così un pò scocciato ma privo di qualsiasi voglia di discutere, afferro una moneta da un euro e attendo che il lavavetri abbia finito. Mentre mi accingo a dargli la moneta, in cambio di un breve attimo di distaccata interazione sociale, con mio enorme sbigottimento, mi guarda e mi dice: “No grazie. Non è per soldi. Questa è stata una cosa per te.” Sebbene possa sembrare una mia invenzione, e tutt’ora fatico a capacitarmene, è un evento realmente accaduto. Ora io non credo agli angeli e a cose del genere e a qualcuno apparrà un evento come ce ne sono tanti. Ma essendo personalmente coinvolto e centrato prettamente sulla ricerca dei potenziali nascosti intrinsechi dell’Essere Umano, il mio obbiettivo è capire chi sono e chi sia l’Uomo che “mi riveste”. Di ciò che sta fuori mi interessa solo il risultato dell’osservato. Ma ripensando a ciò che mi era appena accaduto, un pensiero incontrollato si è fatto strada fugacemente dentro di me: “Vedi Chiaro”. Vedi chiaro?! Che significava? Cosa non stavo vedendo chiaro di preciso? Ma soprattutto cosa centrava questo con il lavavetri? Una possibile interpretazione è che il gesto di lavarmi il vetro è stato semplicemente un’atto simbolico di un evento sincronico junghiano esplicato nel mondo fisico, determinato da un preciso pensiero correlato ad un preciso stato dell’Essere: “Vedi Chiaro” era riferito a ciò che stavo ascoltando in quelle registrazioni e ai pensieri che stavo incontrando nell’esaminarle. Diffatti il mio parabrezza non era affatto sporco, a parte qualche piccolo insetto spiaccicato quà e là. Ciò poteva significare che quello che vedevo davanti ai miei occhi era giusto, corretto in linea di massima, ma avrei dovuto guardare meglio. Vederci chiaro appunto.


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Attualmente ci sono are "3 comments" su questo articolo:

  1. Nicola Pavan scrive:

    Bentornato!!

    Mi fa molto piacere rileggerti nel nuovo sito (molto bello)..

    Grazie per condividere con tutti noi le tue informazioni e le tue intuizioni!!

    In bocca al lupo per tutto..

    Nicola

  2. MauroCe scrive:

    E’ un piacere risentirti,

  3. Francesca scrive:

    Sono così contenta che tu sia tornato:)

Commenti a questo articolo:

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