Pier Luigi Ighina
Caro Pier Luigi,
Ricordi il giorno che venni a trovarti? Ero uno tra i tanti, uno delle migliaia di avidi curiosi che si avvicendavano dalle tue parti, e che rimanevano piacevolmente colpiti dalla tua calorosa accoglienza. Un’accoglienza che aveva del fraterno e odorava ancora di quella frizzante genuinità campagnola che purtroppo non è più di questa epoca. Era più il tempo che dedicavi a soddisfare la curiosità dei profani come me, che non quello che spendevi per te stesso nell’espressione della tua pura genialità, esprimendo spesso concetti naturali così elevati con lo stesso entusiasmo di un bambino che corre divertito in mezzo al verde di un parco giochi. Lo so, eravamo in tanti a romperti i maroni (come siamo soliti dire noi in Romagna), ma cosa vuoi, si era sparsa la voce sino in quel di Ravenna dell’esistenza di un “matto” di Imola (così ti chiamavano) che era in grado di far avvicinare e allontanare le nuvole a suo piacimento.
Ciò che non ho mai capito di questo fatto è perché mai ti chiamavano “matto” se poi andavano in giro a dire a tutti quanti che questo fatto accadeva per davvero? Jung diceva “datemi un Uomo sano di mente ed io lo curerò per voi”, e tu, caro nonno (così mi piaceva immaginarti: il nonno di tutti), di certo “matto” in quel senso del termine non lo sei mai stato. Eri solo qualche decennio avanti rispetto a tutti noi, sai vut fé? Cosa ci vuoi fare? Un bel gnit… un bel niente…
Ricordo che ti dissi quel giorno “Peccato! Proprio oggi che è una giornata così bella, non posso vedere in azione la tua meraviglia!”, e tu, con la medesima naturalezza di un albero che muove i propri rami al fluire del vento, mi risposi “E che problema c’è? Attiriamo le nuvole e facciamo piovere no?”
Con te era proprio difficile rimanere impassibili, perché non perdevi mai l’occasione per dimostrare la tua genialità a chiunque ne facesse richiesta. Eh sì, perché la tua soddisfazione più vera, caro Pier Luigi, secondo me era quella di osservare quell’espressione stupefatta che in qualche breve attimo si dipingeva nel volto di tutti quelli che osservavano le tue meraviglie. Non credere che non me ne sia accorto sai. Quando si formò il primo strato di nuvole proprio sopra la tua elica tu me lo indicasti prontamente con il dito, e quando stupefatto ti guardai in viso ti rideva anche il culo! Un chiaro simbolo che sarebbe da sbattere in faccia a tutti quei flaccidi e pomposi “parrucconi” baronali, la cui altrettanto pomposa e inutile “carriera” veniva sbeffeggiata davanti ai miei occhi da un arzillo anzianotto la cui lucidità intellettuale era di gran lunga superiore a quella di molti “analitici”. Il massimo del tripudio nel mio cuore si ebbe nel preciso momento in cui solamente sopra le nostre teste si era formato uno spesso strato di nuvolacce nere e minacciose. Così, ricordo che mi dicevi “Lo vedi? E nessuno ci crede”. Così, con un tono un pò amareggiato ti rispondevo “Ma non ti credono o gli fa comodo screditarti?” e tu “Tutti e due, ma tanto io sono della Lega e dì chi se ne frega!” … Le risate che ci siamo fatti al tuono di questo tuo simpatico “motto” erano esattamente come la tua elica: dissipavano le nubi di quel velo di tristezza che accompagna da secoli l’umana idiozia, la quale ha calpestato senza il minimo ritegno menti meravigliose come la tua. Ma avevi ragione tu. Non erano pronti e forse non lo saranno ancora per un pò. Non si sono ancora accorti che “loro”, le loro “analisi” e la loro “matematica fine a se stessa”, sono già il passato e che il futuro vecchio mio è soltanto tuo.
Grazie di essere esistito GRANDE ESSERE e GRANDE ANIMA, e grazie di continuare ad esistere in ognuna di quelle persone che sentono vibrare dentro il pulsare denso della vita, perché come tu stesso dicevi: “Quello che non pulsa non vale niente”. Esattamente, Pier Luigi non vale niente… e ce ne sono parecchi lì fuori che hanno smesso di pulsare o forse non hanno mai incominciato, ed è ora che dentro gli atenei si torni ad incalzare con le VERE DOMANDE certi volgari “baronetti”, i quali si ostinano ad insegnare ai nostri ragazzi una scienza che è un peso morto se utilizzata al solo scopo di trarne un profitto, sia esso economico o più banalmente di “carriera”. Profitto e scienza non possono andare d’accordo. O è scienza o è profitto, perché la VERA SCIENZA E’ UNA MISSIONE che ha come scopo ultimo l’indagine a 720° (a 360 non sarebbe sufficiente) delle leggi che governano questa dimensione, al solo scopo di migliorarne la comprensione e la nostra stessa vita in essa. Il profitto, è dimostrato, ha invece deturpato la sua natura e la natura stessa dell’Uomo, nel suo massimo profondo.
Perciò non smetterò mai, fintanto che avrò fiato in corpo, di urlare ai nostri giovani futuri scienziati che la Scienza è uno strumento potentissimo, ma va affrontata unicamente col CUORE, con la PASSIONE e con la curiosità di un NEONATO! Non siate ciechi; evitate se potete di ridicolizzare ciò che non conoscete come la maggior parte dei vostri professori, ma abbiate il coraggio di osare e di cogliere tutti gli attimi possibili al fine di riunirli in un unica dimensione, nella quale cercare e magari, giocando come fanno i bambini, trovare tutte le risposte che davvero contano per giungere finalmente a risolvere il più grande mistero di tutti: l’UOMO. Non è difficile… basta solo incominciare.
Vi lascio dunque con la visione di questo documento tratto da Report (Rai 3) del 1998, che è a mio avviso imperdibile per la delicatezza dell’argomento. Si porti particolare attenzione alle dichiarazioni del fisico italiano Giuliano Preparata, morto di una “rara forma tumorale” incurabile esattamente due anni dopo questo servizio. Nella prefazione al testo di Roberto Germano, Fusione fredda, Preparata ricorda: «Quando mi sono imbarcato in questa avventura intellettuale e umana sapevo che mi avrebbe procurato non poche amarezze e delusioni, allontanandomi e alienandomi dal mondo accademico, ma ciò è stata poca cosa rispetto alle gioie che il dipanarsi di questa nuova realtà reca a me e ai miei colleghi». Al momento della morte, era professore ordinario all’Università Statale di Milano dove insegnava Teoria delle interazioni subnucleari, culmine di una carriera iniziata con la laurea in Fisica all’università di Roma, nel 1964, e proseguita all’Università di Firenze con Raoul Gatto, con cui lavora sulla Fisica delle interazioni forti. Va poi a studiare negli Stati Uniti dove, nel 1967, è nominato research associate all’Università di Princeton; dal ’68 al ’69 è all’Università di Harvard come research fellow, l’anno successivo è assistant professor alla Rockfeller University quindi dal ’70 al ’72 all’Università di New York come associate professor.
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Siamo un popolo di mente geniali , ma la società (e tutto cio che ve ne riguarda ) ha fatto si che si sviluppasse l’inverso della genialità in noi .
Immenso onore e rispetto per queste menti cosi frivole d’intelletto che hanno fatto / fanno parte del nostro paese , nonostante l’insaputa di molti .
Un vero scienziato; in ogni senso.