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Ruggero Maria Santilli

marzo 8, 2010 edge science Nessun commento
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INTERVISTA SULL’ETERE

Lo scienziato italo-americano prof. Ruggero Maria Santilli studiò fisica all’Università di Napoli, acquisendo l’amore per la matematica dal noto matematico napoletano prof. Renato Caccioppoli; prese il dottorato di ricerca all’Università di Torino ed ebbe, giovanissimo, la cattedra di fisica nucleare all’Istituto Avogadro di Torino. Nel 1967 ricevette un invito dall’Università di Miami in Florida a svolgere ricerche per conto della NASA, dove si trasferì con la moglie torinese Carla e sua figlia Luisa appena nata. Successivamente il prof. Santilli passò all’Università di Boston dove tenne corsi di fisica e matematica, da quelli per i primi anni a corsi post Ph. D., e dove fece ricerche per la U. S. Air Force per le quali prese la cittadinanza americana. Il prof. Santilli passò poi al MIT ed all’Università di Harvard che amministrò vari contratti di ricerca che lui ebbe dal Dipartimento dell’Energia. Nel 1984 il prof. Santilli assunse la presidenza dell’Istituto di Ricerche di Base, originariamente ad Harvard ed ora trasferito in Florida. Il prof. Santilli è noto nel mondo scientifico mondiale per essere tra i pochi scienziati capaci di scoperte fondamentali in matematica, fisica e chimica ed inoltre per essere stato in grado di portare alcune delle sue scoperte fino a livelli industriali mondiali, come il nuovo carburante pulito e meno costoso della benzina chiamato MagneGas (http://www.magnegas.com) che lo ha reso famoso anche nel settore industriale, oltre che molto ricco. In seguito a questi risultati chiaramente unici il prof. Santilli ha ricevuto molti onori, tra cui la nomina dell’Accademia delle Scienze dell’Estonia tra i più grandi matematici applicati di tutti i tempi (il solo nome italiano della lista), un’aula di insegnamento che porta il suo nome in Australia, varie medaglie d’oro ed un numero sempre più incalzante di candidature al premio Nobel sia per la fisica che per la chimica.

Dopo tutto le menti giovani di ogni età saranno d’accordo col fatto che, invece di aver raggiunto un carattere definitivo, la nostra conoscenza della natura è ancora nella sua infanzia e deve essere ancora scoperto così tanto. -- Ruggero Santilli, Matematica, Meccanica e Chimica adroniche, 2008

Domanda: Dr. Santilli che cos’è l’etere?

Risposta: Senza dubbio, l’etere costituisce uno dei più grandi misteri della scienza del terzo millennio.

Domanda: Questi misteri sono oggi studiati?

Risposta: Solo da pochi scienziati coraggiosi, perché qualunque concezione dell’etere come entità al di là del vuoto concepito come assenza totale di tutto, è considerata essere contro la relatività ristretta di Einstein.

Domanda: Qual’è il punto di conflitto?

Risposta: Il fatto che la vera nozione di “relatività” implica la mancanza di un sistema di riferimento assoluto, mentre l’esistenza dell’etere come ente fisico richiede un sistema di riferimento assoluto.

Domanda: Ma allora che cos’è l’etere?

Risposta: Posso solo indicare le mie vedute personali, peraltro condivise da tanti scienziati nel mondo. Secondo questo gruppo l’etere è un mezzo universale veramente fisico, ossia con proprietà fisiche, che pervade tutto l’universo ed è necessario per la caratterizzazione e per la propagazione sia delle onde elettromagnetiche che della materia.

Domanda: Vediamo prima il caso delle onde elettromagnetiche.

Risposta: Lei non potrebbe sentire la mia voce senza l’aria come mezzo fisico che la propaghi, dal momento che la voce è caratterizzata da onde longitudinali, ossia in cui l’oscillazione avviene nella direzione della propagazione. Secondo lo stesso argomento, lei non potrebbe vedere il mio viso senza un mezzo fisico che propaghi la luce, perché le onde elettromagnetiche sono appunto onde, sono entità che non possono propagarsi senza un medium fisico. In particolare si tratta di onde trasversali, ossia onde la cui oscillazione avviene in direzione perpendicolare alla direzione del moto, per cui lo spazio è previsto avere la caratteristica di un mezzo fisico rigido, come scrissi nel mio primo lavoro scientifico [1] nel 1956, quando ero al liceo.

Domanda: Ma cosa dice il mondo “ortodosso” per evitare questo argomento?

Risposta: Risponde con argomenti che hanno l’apparenza di scienza ma non lo sono in realtà. Prima di tutto si dice che l’oscillazione delle onde elettromagnetiche non ha bisogno di un mezzo fisico, ma questo è un puro argomento pseudofilosofico, che crolla sotto l’analisi quantitativa per contro tutte le leggi note della fisica, ossia l’oscillazione di un onda senza mezzo fisico è più che altro un concetto metafisico.

Domanda: Assumendo che il suo argomento sull’etere sia corretto per le onde elettromagnetiche, rimane l’obiezione storica del “vento etereo”, ossia della resistenza che si aspetta nel moto della terra in un mezzo con caratteristiche fisiche. Come risponde a questa obiezione?

Risposta: L’obiezione del “vento etereo” (vedasi i dati storici nella referenza [2]) erano validi all’inizio del XX secolo, ma le sue basi crollarono con l’approfondimento della conoscenza scientifica sui costituenti della materia, le particelle elementari. Come indicato nel riferimento [1], si scoprì che l’elettrone è una “oscillazione pura” con altissima frequenza, dell’ordine di dieci alla ventesima Hz (cicli) al secondo. L’aspetto chiave è che non c’è nulla di “materiale” che oscilla nell’interno dell’elettrone, ossia l’elettrone è costituito dalla oscillazione di un punto dell’etere concepito, di nuovo, come mezzo fisico universale. Quando l’elettrone si muove, non si muove nulla di materiale, ma si ha semplicemente il passaggio dell’oscillazione dello spazio che caratterizza l’elettrone da un dato punto dell’etere a un’altro. Quindi, secondo la definizione di etere indicata sopra, l’etere come mezzo universale è necessario sia per la caratterizzazione, ossia per la vera esistenza dell’elettrone, ma anche per la sua propagazione, proprio come per le onde elettromagnetiche. Nel primo caso l’oscillazione è localizzata, mentre nel secondo caso l’oscillazione è sotto forma di onda, ma si tratta sempre di oscillazioni di punti dell’etere senza nessuna “massa” oppure “entità materiale”, come concepito da noi. Lo stesso si aspetta avvenga per tutte le particelle elementari e quindi per tutta la materia.

Domanda: Un momento. Qui vedo emergere un grande numero di aspetti scientifici e anche filosofici.

Risposta: E’ così infatti. Cominciamo quindi a vedere la complessità degli studi sull’etere.

Domanda: Per cominciare, come fa a spiegare la massa?

Risposta: Questo è semplice. L’oscillazione caratteristica dell’elettrone, “v”, è nota avere una energia E = hv. La massa segue quindi dall’equivalenza con l’energia. Questo concetto fu per primo espresso da Schroedinger nel 1935, con un articolo indicante che la variabile “r” nell’equazione di Dirac per un elettrone “libero” descrive appunto una oscillazione, di che cosa?, appunto dell’etere, e appunto implicante la suddetta nozione di massa.

Domanda: Secondo, come spiega l’inerzia?

Risposta: Anche questa domanda ha una risposta. I mezzi fisici hanno tutti una resistenza al moto. Quindi, l’inerzia è la resistenza manifestata dall’etere contro variazioni di moto delle proprie oscillazioni localizzate come quelle per l’elettrone.

Domanda: Ma allora che cosa è pieno e cosa è vuoto?

Risposta: Secondo vedute espresse nel 1956 [1], la materia è “totalmente” vuota e lo spazio è “totalmente” pieno del mezzo fisico chiamato etere. L’enfasi sulla totalità è devuta al seguente aspetto. E’ noto che una massa solida e pesante, per esempio, un cubo di uranio, anche se pesantissimo, è “essenzialmente” vuoto, nel senso che è costituito da atomi a grandi distanze reciproche, e ciascun atomo è esso stesso “essenzialmente” vuoto perché composto da una nube elettronica a grandissima distanza, per scale particellari, dai nuclei. Quindi, per le vedute ortodosse,  la “materia” in un cubo di uranio è ridotta alla materia costituita da un numero immenso di elettroni e di nuclei. Le vedute sull’etere presentate nel lavoro [1] trasformano l’aspetto “essenzialmente” vuoto in “totalmente” vuoto, perché l’elettrone è totalmente vuoto nel senso suddetto e lo stesso vale per tutti i costituenti elementari dei nuclei.

Domanda: Ma come facciamo a riconciliare queste vedute con i nostri sensi?

Risposta: Uno degli aspetti più ascientifici del processo scientifico è proprio l’uso dei sensi, data la loro estrema fallacia. Per esempio, quando osserviamo una conchiglia marina nella nostra mano, si assume in genere che essa si evolva secondo la nostra nozione di tempo, risultando così in una credenza pseudoscientifica. Infatti, è noto oggi che, come condizione necessaria per fare le biforcazioni nella sua crescita, la conchiglia deve avere la conoscenza di be “quattro” direzioni del tempo: 1. moto avanti nel tempo futuro; 2. moto avanti nel tempo passato; 3. moto indietro da un tempo futuro; e 4. moto indietro da tempi passati. L’idea che, di fronte a complessità della Natura di dimensioni così grandi, si creda che la conchiglia evolva nel tempo secondo la nostra nozione di tempo, solo perchè la conchiglia la guardiamo con i nostri occhi e la percepiamo in tre dimensioni per le nostre trombe di Eustachio, è una semplificazione banale. Se vogliamo fare della scienza è necessario prima di tutto ammettere che le nostre idee, a cominciare dalle mie, sono immensamente limitate rispetto alla complessità del creato.

Domanda: Ma allora che cos’è per lei la scienza?

Risposta: Per me si ha della scienza se e soltanto se: a. si ha un trattatamento matematico adeguato al problema considerato; b. il trattamento prevede dei numeri invariati nel tempo per le stesse condizioni; e c. i numeri sono verificabili con esperimenti fattibili secondo la tecnologia del momento. Se manca uno qualunque di questi prerequisiti, per esempio, si ha tutto eccetto che gli esperimenti non sono fattibili con la tecnologia del momento, si può parlare di tutto, per esempio di congetture scientifiche, ma non si può parlare di vera scienza.

Domanda: Che cos’è per lei allora la ricerca?

Risposta: Per significato storico, la “ricerca” scientifica è la ricerca del nuovo, a cominciare soprattutto da “concetti” nuovi, particolarmente di fronte a nuovi problemi, perchè i concetti rimangono sempre alla base della creatività, dal momento che i trattamenti matematici e sperimentali sono consequenziali. Per esempio, se Avogadro e Canizzaro non avessero abbandonato l’alchimia del tempo per la vera ricerca che fecero sulla struttura della materia, lei avrebbe ancora i vestiti di pelle di capra oppure quelli di lana del Medioevo. Se, alla scoperta dell’atomo, gli scienziati si fossero intestarditi a cercare di spiegare la sua struttura con la meccanica del grande e possente Newton, io ora non sarei in grado di spedire questa intervista elettronicamente. Oggigiorno abbiamo tanti casi simili, per esempio l’insistenza dei sacerdoti della meccanica quantistica di trattare i mezzi iperdensi nell’interno del protone e del neutrone con la vecchia meccanica quantistica costruita per costituenti atomici muoventi nel vuoto, mentre teorie costruite specificatamente per questo nuovo problema, come la meccanica adronica [4], vengono ignorate certamente non per fare la scienza. Siccome queste cose sono ormai trite e ritrite, la continuazione di posizioni simili di fronte ai misteri della scienza, ossia cercare di spiegare cose assolutamente nuove mediante teorie assolutamente vecchie, a mio avviso è strettamente antiscientifico. La vera scienza richiede studi sistematici di “tutte” le possibilità, ivi incluso l’uso di teorie decrepite, ma senza escludere teorie nuove, e solo dopo l’espressione di opinioni di valore scientifico serio.

Domanda: Assumendo che, secondo le sue vedute, la materia sia infatti totalmente vuota e lo spazio totalmente pieno di un mezzo fisico, che cos’è questo mezzo fisico chiamato etere?

Risposta: Qui entriamo nella vera complessità del problema la cui soluzione prevedo di questo passo richiederà secoli di studi. Una delle vedute è che l’etere è costituito da una sovrapposizione di energie positive e negative, ciascuna con una densità immensa, dell’ordine di 10 all 40 erg per centimetro cubo. La risposta migliore è quella di consultare la collezione di articoli originali in corsi di preparazione del Prof. Duffy [4], onde avere una visione di tutte le vedute attuali.

Domanda: Come fanno le energie positive e negative a coesistere?

Risposta: Secondo le vedute del secolo scorso, una tale coesistenza è impossibile. Secondo le vedute più appropriate al problema, le due energie vivono in due spazi diversi, non connessi dalla coniugazione di carca che non avrebbe nessun senso, data la mancanza di cariche nell’etere, ma secondo la coniugazione isoduale la cui descrizione non è possibile in questa sede (vedasi la monografia [5]).

Domanda: E’ possibile avere una qualche forma di scambio tra etere e materia?

Risposta: Questa è una delle ultime frontiere della ricerca contemporanea. Sospettiamo molte forme di scambio, ma nessuna è chiaramente stabilita al momento. Ci si aspetta anche che molti fenomeni particolari, che sono stati sottomessi a interpretazioni di comodo nel XX secolo, saranno soggetti a revisioni strutturali basate sull’etere. Per esempio, la trasformazione di un fotone in un elettrone e positrone che è stata assunta essere pienamente compresa nel XX secolo, ha una lunga lista di aspetti ignoti, come la creazione di particelle che per definizione hanno una vita infinita. Questa vera e propria creazione di particelle stabili diventa più comprensibile se uno assumo che l’elettrone e il positrone originino delle energie positive e negative dell’etere.

Domanda: Nessuna applicazione pratica in vista?

Risposta: Sì, ci sono, anche se al limite ultimo della conoscenza contemporanea. La più interessante è la possibilità che la sintesi del neutrone da un protone e un elettrone nell’interno delle stelle avvenga mediante l’assorbimento di energia dall’etere, dal momento che per una tale sintesi mancano 0.78 MeV, ossia la somma delle energie di quiete del protone e dell’elettrone è 0.78 MeV “inferiore” all’energia di quiete del neutrone. Il neutrone è il più grande serbatoio di energia pulita disponibile per l’uomo, dal momento che  instabile e nel suo decadimento sputa un elettrone con energia altissima, appunto nell’ordine di 0.78 MeV, il quale elettrone si può catturare facilmente con uno schermo metallico senza radiazioni nocive. In questo caso, se realizzata mediante il decadimento di isotopi conduttori, si avrebbe una duplice forma di energia pulita, una vera e propria batteria adronica, ossia occorrente nell’interno degli adroni e non dei nuclei, più una grande sorgente di calore (vedasi [3] per studi dettagliati). Ho citato questo caso perché siamo nell’ambito della definizione di scienza data sopra, dal momento che esperimenti risolutivi fattibili con la tecnologia attuale sono già stati raccomandati. Quello che cerco di dire è che, qualunque sia il profilo preferito, studi sull’etere sono studi sull’energia pulita, la più vasta e diversificata disponibile all’uomo.

Domanda: Ma c’è una connessione tra neutrino ed etere?

Risposta: Sì, ed è enorme. Infatti, se la sintesi del neutrone avviene mediante l’assorbimento di energia dall’etere senza nessuna emissione di neutrini, perché ne manca l’energia in ogni caso, questo evento, e il suo opposto, il decadimento del neutrone, potrebbe essere una delle basi delle possibili comunicazioni praticamente istantanee. In altre parole, invece di una entità materiale propagante nello spazio tempo attraverso intere stelle e galassie senza interazioni, avremmo il corrispettivo di un impulso longitudinale che si propaga nell’etere, quindi fuori dal nostro universo materiale, e si vedrebbe facilmente che la seconda ipotesi è molto più plausibile della prima, dal momento che almeno spiegherebbe l’attraversamento di stelle e galassie senza collisioni. Per fare della scienza nel settore non bisogna mai dimenticare che la relazione scritta infinite volte nel secolo XX, p + e => n + v, in genere viola il principio di conservazione dell’energia per la mancanza di 0.78 MeV nelle particelle iniziali, come detto sopra.

Domanda: Qual’è la frontiera futura ultima degli studi sull’etere secondo le sue ricerche?

Risposta: Una macchina dello spazio tempo causale, ossia che possa viaggiare nello spazio e nel tempo senza violare la legge di causalità. Questa è inerente nella propulsione geometrica perché è noto che non si può modificare la geometria dello spazio senza modificare il tempo e viceversa. La macchina dello spazio tempo consegue dall’uso prima di energie positive e poi negative, ma questo tipo di viaggi non può essere perché, per non violare la legge di causalità, è solo possibile per entità isoduale la cui definizione è troppo tecnica per questa intervista e può essere trovata nella monografia [4 , 5].

Domanda: In conclusione, cosa suggerisce ai giovani ricercatori?

Risposta: Non solo ai giovani, ma anche alle menti giovani di tutte le età, suggerisco senz’altro lo studio dell’etere perché, come detto all’inizio, se fatto seriamente, può portare ad avanzamenti scientifici semplicemente al di là della nostra immaginazione.

Riferimenti:

[1] R. M. Santilli, Il Pungolo Verde, vol.7, p.23 (1956)
[2] M. Jammer, The History of Theories of Space in Physics, Harvard University Press (1954)
[3] R. M. Santilli, Elements of Hadronic Mechanics, Volume III: Recent Advances, Experimental verifications and Industrial Applications, Naukova Dumka Ukranian Academy of Science, Kiev, in stampa, versione preliminare disponibile sul sito in formato .PDF: http://www.i-b-r.org/ir00022.htm -- Vedasi anche il sito: http://www.neutronstructure.org
[4] M. C. Duffy, Ether, Spacetime and Cosmology, International Academy Press, in stampa
[5] R. M. Santilli, Isodual Theory of Antimatter with Applications to Antigravity, Grand Unification and Cosmology, Springer (2006)
[6] L. De Marchi, V. Valenzi, Wilhelm Reich, Una Formidabile Avvenutra Scientifica e Umana, Macro Edizioni (ISBN 88-7507-859-9)

si veda anche: http://www.magnegasitalia.com


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